SLA (Sclerosi laterale amiotrofica)
Non esiste al momento attuale un trattamento specifico per la malattia dei motoneuroni ed i provvedimenti terapeutici devono essere prevalentemente rivolti al sostegno fisioterapico con tutte le manovre utili a consentire il mantenimento delle funzioni vitali.
Il disturbo evolve progressivamente e la durata della malattia varia a seconda della presenza o meno di segni bulbari (La frase significa che se vi sono sintomi a carico della voce, della deglutizione, ecc., cioè che siamo in presenza di una malattia dei motoneuroni variante paralisi pseudobulbare anzichè variante SLA la prognosi è peggiore. Il tutto perchè si dice SLA quando in realtà si dovrebbe dire malattia Idei motoneuroni e solo successivamente dire se è variante SLA (a prognosi migliore) o variante paralisi pseudobulbare (a prognosi peggiore)).
In questo momento non esiste una cura per la malattia in se stessa, quello che si fa è cercare di alleviarne i sintomi e rallentarne l'evoluzione, ecco perché ora come ora la terapia che viene applicata deve coinvolgere diversi specialisti, serve una equipe costituita da diversi specialisti: neurologo, pneumologo, fisioterapista, psicologo, gastroenterologo, dietologo, infermiere professionale. Al paziente deve essere fornita una corretta terapia sintomatica utile ad alleviare i sintomi della malattia e a consentire una migliore qualità di vita.
http://www.slaitalia.it/Index_la_sla.htmlta.
Forse una soluzione esisterebbe, ma è fantascientifica. Comunque, la espongo:
Un signore mi chiesi di andare a trovare sua mamma, una signora anziana con una grave patologia (secondo i clinici, trattavasi di distruzioni delle cellule cerebrali), non ricordo il nome della malattia, ma questa eseguiva i movimenti con un certo ritardo. Provai a farla rilassare, non avevo alcuna intenzione di ipnotizzarla, ma solo farle provare un po' di solievo. Ad un certo punto del trattamento, le chiesi di sollevare il braccio destro. Incredibilmente, in quello stato di rilassamento, la patologia non si manifestava. Provai con l'altro braccio, poi le gambe, la stessa cosa. Concluso l'esperimento, l'anziana signora tornò allo stato abituale, ma i rallentamenti muscolari si ripresentarono.
Pensai allora che, forse, era possibile trasferire la malattia dallo stato abituale a quello alterato e la salute dallo stato alterato a quello abituale.
In sostanza, Milton H. Erickson (il più grande medico psichiatra e ipnoterapeuta di tutti i tempi)in certi casi faceva proprio questo. Ipnotizzava, ad esempio, un balbuziente e lo invitava a parlare, ma questi si esprimeva correttamente. Allora gli suggeriva di balbettare solo nello stato ipnotico.
Il soggetto, una volta destato, parlava normalmente, ma sotto ipnosi balbettava.
A distanza di 15 anni, quando incontrò nuovamente il soggetto, verificò che parlava correttamente, ma non appena lo ipnotizzò il soggetto cominciò a balbettare.