Cronistoria di un tumore in fase avanzata (04.09.08)
Obiettivi:
a) verificare se certe metodiche siano d'aiuto alle persone gravemente ammalate;
b) in caso affermativo, per quanto tempo utilizzarle?
Circa quindici giorni fa mi recai nel Lazio per sperimentare le mie semplici tecniche di terapie istantanee su di una signora affetta da tumore al retto, emorragico, con semiocclusione intestinale, dolori acuti e persistenti essenzialmente dopo i pasti ed inoperabile. Data l’età avanzata della paziente, era stato sconsigliato un trattamento chemioterapico.
Tuttavia, successivamente alla sperimentazione, l’emorragia si arrestò per due giorni, ma poi riprese più forte che prima, tanto che il figlio dovette accompagnare la mamma all’ospedale. Stando alla sua ricostruzione, la signora fu trattata, a livello umano, in modo pessimo tanto da firmare e portarsela nuovamente a casa. Fortunatamente, grazie all’uso di antiemorragici il flusso di sangue si arrestò.
Appena venni a conoscenza degli sviluppi del caso, il primo pensiero fu che le mie tecniche non erano molto utili. Anzi, peggiorative. In ogni modo decidemmo di fare un ulteriore tentativo, ma questa volta per telefono (dovevo dare istruzioni circa l’alleviamento del dolore addominale).
Alle ore 14.00, ricevetti la chiamata, cioè nel momento della giornata ove il dolore si faceva più acuto. Dissi al figlio che ero pronto, ma doveva far sedere la mamma su un posto comodo. La signora si sedette sul letto con i piedi poggiati sul pavimento.
Le chiesi, quindi, se ricordava qualche esperienza traumatica che poteva essere collegata alla patologia. Le venne in mente un ricordo doloroso. L’invitai ad allontanare l’immagine del ricordo sempre di più, fino a farlo diventare un puntino nello spazio e poi sostituire il vecchio ricordo con una rappresentazione piacevole del suo aspetto. Appena dopo scomparve il dolore, quindi la ringraziai, per la collaborazione, e la salutai.
La mattina successiva il figlio mi fece sapere che il benessere era durato dieci minuti, poi il dolore si era intensificato più di prima. Cera qualcosa che non andava, come se la paziente rispondesse ad effetto contrario.
Tuttavia mi chiese cosa poteva fare quando sarebbe giunta l’ora in cui il dolore assumeva il picco massimo e se era il caso di far parlare lei nuovamente con me.
Voi cosa avreste risposto? Una bella domanda, vero?
Non mi persi d’animo e replicai: “Quando il dolore raggiunge l’acme, la devi far sedere sul letto nella stessa posizione di ieri, se il dolore non scompare entro trenta secondi, devi farle ricordare il suono della mia voce mentre ero telefono. Se il dolore non dovesse fare la sua scomparsa, allora fammi chiamare".
Erano passati poco più di cinque minuti dalle ore 14.00, ma non ricevetti alcuna chiamata, attesi ancora, ma niente. Passò qualche ora ma nulla.
Cosa pensare: un altro fallimento o un piccolo miglioramento?
Non avevo il coraggio di chiamare, temevo che le cose si fossero messe ancora male.
Il giorno dopo mi arrivò la telefonata, avevo già preparato il discorso per scusarmi, ma con sorpresa il figlio comunicò che la cosa aveva funzionato, aveva fatto quanto da me consigliato e il dolore si era indebolito a tal punto da non arrecarle più fastidio. Aveva inoltre provato a far sedere la mamma sul letto anche la sera, quando il dolore aveva assunto nuovamente una certa intensità, e il malessere si era affievolito. Successivamente la signora si era addormentata.
Chiesi se aveva capito il motivo per cui avevo consigliato di far sedere la mamma nella stessa posizione di quel giorno. Rispose di sì, cioè per associazione.
Dissi che la sua interpretazione era giusta.
Ulteriore aggiornamento
Oggi 4 settembre, ore 15 e 12 minuti, ho ricevuto la telefonata del figlio della mia cara e affettuosa anziana paziente. Subito mi ha passato la madre, cioè la sofferente, perché accusava nuovamente dolori nella parte bassa dell’addome. Le ho spiegato che avevamo trattato l’esperienza dolorosa, quella che pensavamo collegata alla patologia, in modo poco professionale, cioè veloce e superficiale, quindi dovevamo correggerla nuovamente e con maggiore precisione. Pretendevo che quell'esperienza la ricordasse al contrario, cioè dalla fine all’inizio. Ad esperimento eseguito, dolore crollato. Poi ho chiesto di immaginare lei stessa, in piedi mentre conversava con me a telefono e di allontanare l’immagine. Istantaneamente il dolore è scomparso del tutto. Non contento le ho chiesto di immaginarsi dall’alto e vedersi ancora a telefono conversare con me, quindi allontanare e rimpicciolire l’immagine gradualmente e con convinzione.
Il dolore non si è fatto sentire, allora, l’ho invitata a sedersi sul letto e verificare se comparisse il malessere. Risultato negativo. Allora abbiamo atteso qualche minuto per ulteriore verifica, risultato nuovamente negativo. A quel punto mi son fatto passare il figlio invitandolo a telefonarmi nel caso fosse comparso il dolore, ma prima di chiudere la comunicazione ho chiesto di controllare lo stato di salute della mamma: la dolenza risultava ancora assente.
Alle ore 15 e 50 ho chiamato il figlio perché avevo dimenticato di riferire qualcosa di importante, ma il cell. era spento.
Ora 16.10, mi chiama l’interessato comunicando che la metodica era riuscita e che la madre dormiva serenamente senza aver accusato alcun disturbo. Ha aggiunto inoltre che la terapia era stata veramente istantanea. Una frase che non sentivo più dai tempi in cui collaboravo con un oncologo.
Forse sono riuscito ad entrare nel sistema memoria, ma non bisogna farsi illusioni, improvvisamente la situazione potrebbe precipitare e pensare allora a qualche antidolorifico. In certi casi, nemmeno la morfina riesce a lenire certe sofferenze. All'ccorrenza, quindi, bisogna essere preparati.
A proposito, che cosa avevo dimenticato di dire al figlio della sofferente? Avevo dimenticato di comunicare che stavo documentanto il caso clinico in rete, ovviamente rispettando le leggi sulla privacy.
Perché renderlo pubblico?
Risposta: "Il documento potrebbe essere utile a qualcuno da qualche parte!".
Oggi 5 settembre 2008, speravo di non ricevere la telefonata delle ore 14.00. Eravamo rimasti che la paziente mi avrebbe chiamato solo se avesse nuovamente accusato il disturbo. Alle ore 15, 40 non ho ricevuto alcuno squillo. Allora, mi sono recato all’ufficio postale per prelevare una raccomandata.
Non ero per nulla sereno, ma speravo che quella telefonata non mi arrivasse. Tuttavia, prima di uscire, ho detto a mia moglie che se fosse giunta una chiamata doveva dire che sarei tornato nel giro di 30 minuti.
Sono tornato a casa alle ore 16 e 15. Ho chiesto a mia figlia se fosse squillato il telefono, mi ha risposto negativamente (ho provato un certo sollievo), non contento ho fatto la stessa domanda a mia moglie. Ahimè, ha risposto che aveva chiamato un signore. Ero certo che si trattava del figlio dell’ammalata.
Dopo aver assunto la fisiologia dell’uomo coraggioso, ho chiamato. Mi ha risposto l’interessato. Prontamente e con audacia ho preteso di ricevere aggiornamenti circa il caso clinico. Mi ha riferito che ieri sua madre non si era mai sentita così bene chissà da quanto tempo. Il benessere era durato tutta la giornata, ma alle ore 23.00 aveva accusato qualche malessere, fortunatamente scomparso nel giro di pochi minuti.
Mi aveva interpellato perché dopo pranzo la mamma aveva avvertito qualche dolore, ma lei non voleva disturbarmi ed era in attesa che l’indolenzimento passasse, come avvenuto.
Ho risposto con tutta sincerità: “ Sembra incredibile, anche io stento a credere che si possa ricevere simili benefici in modo così rapido nonostante abbia avuto già esperienze in merito, la mia tecnologia non arriva a tanto, qualcuno lassù, forse ci sta dando un aiuto”.
Ho continuando dicendo: “Teoricamente siamo vicini all’identificazione dell’esperienza che ha causato la patologia, forse ci riusciamo, ma non bisogna farsi illusioni. La parola disturbare non esiste nel mio vocabolario, non siamo altro che un’equipe di tre persone: una donna volontaria, un osservatore e un ricercatore. Ho immesso in rete la nostra cronistoria, potrebbe servire a qualcuno da qualche parte.
Non possiamo arrenderci, la battaglia è dura, ma se dovessimo ottenere adeguati benefici sicuramente avremmo offerto una sorta di speranza a quanti adesso non ce l’hanno”.
06.09.08. Alle ore 11 e 36 minuti mi sono sentito con l'osservatore (il figlio della signora). Ha riferito che ieri sera la mamma (paziente volontaria) non ha accusato alcun sintomo, il massimo del beneficio, tanto da cominciare a farsi delle illusioni. Ho risposto che il lavoro non era stato eseguito alla perfezione pertanto bisognava correggere altre esperienze che potevano essere collegate alla patologia, tuttavia doveva chiamare nel caso la sofferente avesse accusato nuovamente il problema.
Alle ore 15 e 20 ho ricevuto la telefonata. Alla signora era ricomparso il dolore. Prontamente ho preteso dall’osservatore di far tenere alla mamma la cornetta del telefono con la mano sinistra proteso verso l’orecchio destro (tecnica della confusione) e di tenere i piedi sul pavimento in modo differente dal solito, ad esempio quello destro avanti e quello sinistro dietro. Eseguite le istruzioni ho parlato con la volontaria (l’ammalata) consigliandole di rimediare l’esperienza più traumatica che ricordasse, di allontanarla e rimpicciolirla il più possibile. Ad operazione eseguita, nuovamente dolore crollato. Non contento le ho fatto eseguire le solite metodiche di dissociazione visivo/cenestesica (immaginare se stessa mentre conversava con me a telefono). Il dolore si è estinto. La signora mi ha chiesto come facevo a fare certe cose, le ho risposto che era lei che eseguiva il lavoro, io ero solo un consulente. Mi ha passato il figlio, un po’ incredulo, ha detto: “Ma fai miracoli!”. Ho replicato: ”E’ il suo cervello che funziona bene”.
Ore 17 e 24. Ricevo la notizia che i benefici circa il trattamento sono perdurati; non solo, ma l’anziana paziente si è addormentata serenamente ed insolitamente.
Per ritornare al caso clinico, parliamo di un tumore conclamato, di una neoplasia che da un momento all’altro potrebbe divenire terminale.
Stando così le cose, faccio il possibile per non commettere errori essenzialmente nella comunicazione.
Aggiornamento del 6 settembre 2008 ore 21 e 12 minuti
Ho ricevuto poco fa la notizia che la metodica è riuscita nuovamente. La paziente non ha accusato alcun problema, nemmeno dopo il pasto serale. Ho replicato che ero fiducioso e sempre ben disponibile.
Tecnicamente avevo scoperto che le submodalità visive critiche della donna erano la distanza e la dimensione delle immagini prodotte internamente. Tuttavia la distanza e la dimensione sono strettamente collegate, nel senso che se aumenta una, automaticamente, diminuisce l’altra. Praticamente e come se avessi una sola variabile da utilizzare. Detto ciò, ogni volta consiglio alla paziente di allontanare o rimpicciolire un’immagine il risultato è sempre positivo.
In ogni modo, necessito di conoscere una terza submodlità critica, giusto per non trovarmi in disarmo nel caso le submodalità menzionanti non dovessero più funzionare. Attualmente è come se lavorassi con una sola submodalità: la distanza (la dimensione è solo un sotto prodotto, una submodalità nella submodalità visiva).
Ma l’ingegno umano non conosce limiti, chiederò, quindi, all’osservatore (il figlio della paziente), di scovare una nuova variabile analogica. Potrebbe essere: la luminosità, il colore, la messa a fuoco, il movimento ecc. delle rappresentazioni elaborate internamente. Le submodalità critiche sono quelle variabili che provocano sconvolgimenti istantanei nell’esperienza soggettiva di una persona.
Come identificarle? Basta ascoltare l’interlocutore. Se dovesse dire, ad esempio: “Il tuo punto di vista mi appare buio”, la submodalità critica è la luminosità. Se dovesse pronunciare: ” Il mio futuro non sembra roseo”, allora la variabile è il colore…
Operare con più submodalità analogiche critiche è sempre meglio di lavorare con una.
Purtroppo non posso permettermi di far parlare la paziente dei problemi solo ai fini di identificare più variabili analogiche critiche. Le metodiche devono essere istantanee, potrei perdere il rapporto di fiducia, comunque collegato ad un filo abbastanza sottile.
08.09.08. I miglioramenti sono perdurati anche tutta la giornata di ieri, infatti alle ore 21 e 44 minuti era arrivato un messaggio dall'osservatore il quale confermava che tutto andava ok. La signora, da circa un mese, accusava dolori acuti e persistenti e ciò le impediva di riposare. Da tre giorni si sente bene, le dolenze raramente sono avvertibili e riesce a dormire con serenità.
Il caso che sto esponendo dimotra una cosa che ho sempre ripetuto: " Ogni volta che si usano simili tecniche si ottengono sempre dei miglioramenti, tuttavia, a volte, possono essere tenui (forse perchè gli esercizi non sono eseguiti con una certa serietà)".
Oggi pomeriggio, ore 15 e 14 minuti, sempre 08.09.08, ho ricevuto nuovamente la chiamata dall'osservatore. Ha comunicato che questa volta il dolore era debole. Ho esposto, allora, la mia riflessione: " Forse il dolore non dipende dal tumore, potrebbe essere solo il postumo di una contrazione muscolare che si attiva in certi momenti della giornata, come ricordo della sofferenza causata dalla patologia che prima era in atto". L'interlocutore ha risposto che era certo che il dolore dipendesse dalla patologia. Ho così replicato: "Adesso provo ad eseguire, su tua madre, una tecnica di rilassamento muscolare partendo dai piedi, salire via via fino ai muscoli del collo, per terminare con la muscolatura della nuca. Se il dolore non dovesse dileguarsi, procederò nuovamente con la dissociazione visivo/cenestesica".
A tecnica di rilassamento eseguita: dolore sparito. Ho chiesto al figlio di far assumere alla mamma le posizioni più faticose e verificare se la nuova metodica fosse riuscita e lui ha risposto che tutto procedeva bene. Ho aggiunto, poi, che se il sollievo non fosse perdurato doveva farsi sentire nuovamente. Sono le ore 16 e 30 e non ho ancora ricevuto alcuna telefonata.
Alle ore 22 e 39 ho ricevuto il seguente messaggio: "anche stasera tutto ok. Lieve dolore dopo pasto passato dopo poco tempo. Grazie".
09.09.08, ore 16 e 50. Poco fa ha telefonato il figlio della paziente affermando che era sorpreso e stupito e che i miglioramenti aumentavano giorno per giorno sia da un punto di vista clinico che psicologico; oltre ai dolori erano scomparse anche quelle piccole emorragie che i farmaci non avevano eliminate e la mamma dormiva senza problemi.
Oggi 10.09.08, ore 14.00, la signora era depressa. L'ultima tecnica, che avevo usato, era più potente del solito, ma il figlio mi aveva dato il bene stare. La metodica aveva funzionato eccessivamente tanto che la signora lamentava un rilassamento muscolare di una certa intensità. Aveva dormito, appena dopo, per tre ore, ininterrotamente. Una volta destata, si era spaventata in modo smisurato tanto da litigare col figlio. Ho dovuto spiegare a quest'ultimo che effettivamente avevo esagerato con le tecniche, promettevo, tuttavia, che la prossima volta, sarei stato più accorto nel dosarle. Premetto che utilizzo una comunicazione ecologica, gli effetti a volte possono risultare un po' esagerati e disorientare il paziente, tuttavia non esiste una DML, dose minima letale, tanto è vero che ieri sera ho ricevuto il solito messaggio "anche stasera tutto ok. Lieve dolore dopo pasto passato dopo poco tempo".
Ore 22 e 10 del 10.09.08. Mi è arrivato, da parte dell'osservatore, il seguente sms: Tutto OK!
Oggi, 11.09.08, ore 13 e 55 minuti. L'osservatore per telefono dice che la mamma non è più depressa, anzi nuovamente speranzosa, tuttavia voleva che comunicassi con lei per certi bruciori, sempre nella zona ove prima avvertiva dolori. Ha evidenziato, inoltre, che erano scomparse anche le piccolissime traccie di sangue residue. La prima cosa che ho chiesto alla signora è se avesse mangiato qualcosa di piccante, tipo il peperoncino, ha sorriso e risposto di No. Ho pensato che il bruciore fosse un meccanismo atto a mascherare il dolore. Allora, ho chiesto di visualizzzare lei stessa, mentre conversava con me a telefono, questa volta però doveva avvicinare e ingigantire l'immagine. Il bruciore è scomparso, ma è emerso lievemente il dolore. Ho proceduto quindi con la solita dissociazione visivo/cenestesica cioè far allontanare, rimpicciolire e rendere più buia l'immagine di se stessa. Dolore scomparso.
Mi ha passato il figlio che mi ha assicurato che entro 10-15 giorni avrebbe ripetuto la TAC. Ho inviato i migliori auguri circa l'esito.
!2.09.08, ore 14 e 20, ho ricevuto la telefonata dall'osservatore. La mamma non voleva disturbarmi perché il dolore era lieve, ma ha preferito chiamare. Ho spiegato che non ero al corrente di come fossero i dolori prima di usare le mie tecniche, sapevo solo che fossero fastidiosi. Ha chiarito che erano abbastanza forti, duravano oltre due ore e cominciavano ad attenuarsi dopo la digestione. Mi ha passato l'anziana ottantacinquenne, le ho fatto usare la dissociazione visivo cenestesica e il dolore è scomparso istantaneamente.
Stamattina, 13.09.08, alle ore 9.15, mia figlia ha detto che ieri sera aveva un fortissimo mal di testa, s’era messa a letto, ma non riusciva a dormire. Allora, ha provato a creare l’immagine del mal di testa. Ha prima allontanato l’immagine (mentre si allontanava si faceva sempre più piccola), poi l’ha ingrandita ed infine, allontanata e rimpicciolita nuovamente: il dolore è scomparso.
Ha spiegato che aveva ascoltato la telefonata di ieri pomeriggio mentre conversavo con quella signora e così ha appreso la tecnica; aveva provato ad applicarla ed era riuscita.
Effettivamente quando comunico con l’anziana paziente alzo la voce, infatti, ha qualche problema di udito.
E’ probabile che questa metodica non funzioni su tutte le persone; su alcune sì, altre no. Pertanto occorrerebbe approfondire un pochino la ricerca.
Ricapitolando, se dicessimo: "Cervello eliminami il mal di testa!", le possibilità di ottenere un sollievo sono vicino allo zero. Il cervello, infatti, tranne nei casi in cui cambia modalità di programmazione, non comprende il messaggio verbale ma quello "gestuale" (termine non del tutto adeguato a descrivere l'esperienza in oggetto). Il nostro cervello è una macchina essenzialmente intuitiva in grado di comprendere minime variazioni di immagini, suoni e sensazioni.
Oggi, 13.09.08, ore 15 e 17, ho ricevuto la chiamata dall'osservatore, ha riferito che questa volta il dolore non era comparso, ma evava riscontrato nuovamente qualche traccia di sangue. Mi ha passato la signora. Dopo i commiati, ha detto: "Sto guarendo". Ho risposto che quello che stavamo assistendo non era frutto della nostra immaginazione, ma cose che vedevamo, sentivamo e provavamo, cioè realtà.
Le ho chiesto, poi, di rappresentare mentalmente il problema delle tracce di sangue. Ha immaginato una crosticina aperta nella zona interessata. Ho consigliato di pensare che la crosticina si cicatrizzasse e sparisse, ovviamente in modo graduale e proporzionale alle sue capacità di pensiero. Poi l'ho salutata e ringraziata per la collaborazione.
Cosa dicono gli esperti?
Il carcinoma del colon retto rappresenta una delle più frequenti cause di morte per neoplasia nei paesi occidentali. La sua incidenza è in aumento in tutto il mondo ed in Europa vengono diagnosticati ogni anno 200.000 casi.
Tale neoplasia è rara prima dei 40 anni, presentandosi più frequentemente intorno ai 60 anni. L’incidenza nei due sessi non mostra differenze per quanto riguarda la localizzazione colica, mentre a livello rettale sembra essere leggermente più frequente nel sesso maschile. Le sedi più colpite sono il retto (50% dei casi) ed il sigma (20% dei casi), il colon ascendente ed il trasverso con la flessura splenica sono interessati rispettivamente nel 16% e nell’8% dei casi.
Il 70% dei pazienti si presenta alla diagnosi con malattia chirurgicamente aggredibile, il 30% con malattia metastatica; il 25% dei pazienti operati radicalmente presenterà una ripresa di malattia dopo un tempo variabile.
La sua eziologia, la causa, è sconosciuta, anche se studi epidemiologici hanno identificato alcuni possibili fattori di rischio.
CHIRURGIA
Il miglioramento delle tecniche diagnostiche che chirurgiche negli ultimi 40 anni ha determinato un miglioramento della prognosi.
Generalmente il 70% dei pazienti viene sottoposto ad interventi chirurgici apparentemente radicali a scopo curativo; invece nel restante 30% dei casi, già in fase avanzata di malattia al momento della diagnosi, viene eseguita una chirurgia a scopo palliativo. Nei pazienti operati in maniera apparentemente radicale, il rischio di recidiva varia con lo stadio patologico del tumore primitivo: ad esempio in uno stadio iniziale di malattia T3 N0 M0 vi sono recidive nel 30% dei casi, con uno stadio T3N1M0 invece, nel 50%.
La chirurgia può essere inoltre utile, e talora indispensabile, nella malattia avanzata, per prevenire complicanze, come occlusioni, sanguinamenti o perforazioni, oppure per asportare recidive locoregionali o metastasi a distanza (al fegato, polmone, ecc.), talora con intento curativo.
http://www.benessere.com/salute/disturb ... _retto.htm
Alle ore 21 e 18 del 13.09.08 ricevo il seguente sms:
poco dolore, ma sangue e questo fatto influisce negativamente sull’umore..
Oggi , 14.09.08, alle ore 13 e 50 ha chiamato l’osservatore: le perdite di sangue si erano fermate, ma la paziente accusava dolore. Ho detto alla signora che doveva ricordare un esperienza specifica ove il suo sistema immunitario funzionava alla perfezione: non è stato difficile trovarla, ha goduto sempre di ottima salute. Doveva, mettere questa immagine da parte e identificarne un'altra che coincideva con l’esperienza opposta, una ove il suo sistema immunitario commetteva errori: ha scelto la patologia di cui è affetta ( ho consigliato di immaginarla allo stadio iniziale). Adesso doveva fondere lentamente le due immagini , la prima e la seconda, in una solo rappresentazione. Eseguito l’esperimento, ha riferito che si sentiva a suo agio. Il dolore è calato, comunque le ho fatto eseguire la dissociazione visivo/cenestesica per eliminarlo completamente, quindi l’ho salutata.
Sms delle ore 23 e 23, "Dolore un po' più lungo del solito ma sopportabile, niente sangue".
16.09.08, ore 15 e12, ha chiamato l’osservatore. Ho chiesto degli aggiornamenti. Ha confermato che tutto prosegue bene e che le macchie di sangue non si sono presentate. Il dolore è scomparso, tuttavia la paziente accusa qualche sensazione nella solita zona. Aveva chiamato perché desiderava che le facessi eseguire esercizio mirato verso la funzionalità del sistema immunitario.
Dopo avermi passato la volontaria, ho chiesto di trovare una nuova esperienza ove il sistema immunitario aveva funzionato alla massima potenza, qualcosa di veramente poderoso. Ne ha rintracciata una. L’ho guidata a recuperare suoni, sensazioni, odori e gusti come parti essenziali dell’esperienza (è bastato farle ingrandire l’immagine). Dopo aver consigliato di tenere la rappresentazione disponibile al successivo passo, le ho chiesto di cercare l’esperienza opposta. Quindi recuperare sensazioni, suoni, odori e gusti appartenenti a essa. Nella fase successiva ho fatto comprimere le rappresentazioni in un’unica esperienza. Dopo aver verificato l‘ecologia del risultato (il prodotto della fusione l’è apparso soddisfacente), ho preteso che la nuova immagine entrasse nel suo corpo, come un qualcosa che le appartenesse (doveva afferrare, simbolicamente, la nuova rappresentazione e farla entrare nell’organismo attraverso la zona toracica). Eseguito il compito, ha avvertito una sensazione di vigore che si è diffuso in ogni parte del corpo. Ho spiegato che la metodica era riuscita. Abbiamo chiuso la conversazione con i soliti saluti e ringraziamenti. A proposito, l’osservatore ha confermato che fra due giorni la paziente si sottoporrà a esami clinici circa i livelli di markes tumorali, ma occorreva un po' di tempo per i risultati.
Sms delle ore 22 e 32, "Poco dolore, niente sangue. Grazie!"
17.09.08. I miglioramenti continuano, infatti è appena arrivato il seguente SMS, sono le ore 22 e 51, "Poco dolore dopo pasto per breve tempo; assenza di sangue in tutta la giornata. Grazie!" Una buona nuova. 18.09.08. Ore 15 e 19. Ho appena ricevuto la notizia dall'osservatore. Oggi è il primo giorno che la signora non ha avvertito alcun sintomo dopo il pranzo. Assenti anche le emorragie. La pazienta stamattina ha fatto le analisi del sangue ed i risultati saranno disponibili il 25 settembre. Ha chiesto, poi, se doveva passarmi la mamma. Ho risposto che era meglio di no e lasciare le cose come stavano.
Alle ere 23.00 è arrivato il seguente sms "Niente sangue nell'intera giornata, ma dolore più intenso dopo cena. Grazie!".
21 settembre 08, ore 15 e 49. Non ti ho chiamato perché oggi il dolore è stato lieve. Ci Aggiorniamo stasera
21 settembre 08, ore 23.01 Dolore che non le consente di sedere sul divano; niente sangue ma umore depresso.
Ore 14 e13 minuti del 22 settembre 2008. Ho ricevuto la telefonata dall’osservatore. La sua mamma accusava nuovamente dolore. Ho spiegato che, nell’attesa dei risultati del 25 settembre, circa le analisi del sangue, continuavo a far eseguire semplici metodiche di mantenimento. Tuttavia stavo studiando modelli nuovi per intervenire, in modo radicale, sulla patologia. Ha risposto: “Dillo a lei! Te la passo”.
Ho ripetuto, alla signora, che ero in attesa degli esiti delle analisi chimiche cliniche, pertanto le tecniche che sperimentavamo erano importanti per decidere circa il da farsi nel caso che gli esami diagnostici fossero stati differenti dalle attese.
Intanto potevamo chiedere alla parte responsabile della patologia se volesse comunicare con noi. Se il dolore fosse aumentato, voleva dire SI; se diminuiva, significava No.
Il dolore è aumentato e lei ha affermato che la parte voleva comunicare. Ho replicato che se, questa, volesse eliminare il disturbo nel giro di trenta secondi. La dolenza si è indebolita e lei ha replicato che la parte aveva risposto con un NO. Ho chiesto, poi, sempre alla parte, se le analisi del sangue fossero risultate positive alle nostre aspettative. Il dolore si è intensificato, quindi ha risposto di sì. Ho chiarito che le risposte non verbali erano attendibili all’80%.
Un po’ di pausa … ho aggiunto: ” E’ arrivato il momento che inizi ad eseguire le tecniche in modo autonomo, giusto per valutare le capacità fin’ora apprese. Deve eseguire la dissociazione visivo/cenestesiva, senza aiuto, vedendosi dall’alto”. Eseguito l’esperimento, dolore diminuito.
Doveva provare da un altro punto d’osservazione: ha preferito dal basso. Dolore nuovamente scemato. Si è giunti quindi a far eseguire la tecnica di rilassamento muscolare partendo dai piedi, ma in modo graduale. Ha fatto rilassare le dita dei piedi, poi ha asceso alle gambe, quindi alle cosce. LE HO CONSIGLIATO DÌ PROCEDERE IN MODO MENO CELERE. Ha rallentato e proseguito, in modo autonomo, verso il bacino ecc. Arrivata al torace, sono intervenuto: “ Bisogna rallentare un pochino il procedimento”. Approvato il suggerimento, ha proseguito verso altre parti del corpo. Il malessere si è insabbiato.
Sms delle 22 e 20. 22 settembre 2008. "Dopo le terapie e dopo essere andata al bagno, il dolore è tornato per circa 15 minuti; poi nulla, neanche dopo cena".
24.09.08. Ore 13.30, ho ricevuto la chiamata dall'osservatore. Ha ritirato le analisi della madre con un giorno di anticipo: i markes tumorali sono aumentati (da 120 sono passati a 180).
Ha manifestato una certa perplessità perché sia i dolori sia le tracce di sangue si sono alleviati considerevolmente. Ha espresso, inoltre, che secondo certi alcuni clinici, l'esame non era tanto significativo; secondo altri, poteva indicare un aumento della massa tumorale. Ho consigliato di riferire alla paziente che gli esami risultavano invariati. Adesso tocca all’osservatore saper mentire.
In ogni modo, sono deciso a sperimentare sulla signora il’reimprinting’ di Robert Dilts.
Nota. La metodica non è semplice da eseguire, figurarsi per telefono. Però, la paziente risponde bene via telefono, allora perché non provare?
Sms delle 23 e03 (25 settembre 2008). Finora sembra che sia tutto ok. Non so come ringraziarti per la disponibilità. Grazie di cuore !
Sms delle ore 22 e 55 del 26 settembre 2008: Niente sangue né dolore. Grazie!
27.09.2008. Ore 16 e 05. Ho chiamato all’osservatore. Ho spiegato che, avendo avuto, in certi orari, e per un certo tempo, un po’ il telefono occupato, a causa di una nuova terapia, non sapevo se avesse cercato di mettersi in contatto con me. Ha risposto che la sua mamma non accusava alcun dolore. Ciò nonostante era depressa. Le aveva detto la verità, cioè, che i markes tumorali erano aumentati. La signora aveva accusato il colpo, ma lui prontamente aveva fornito anche la notizia buona: “Le analisi del sangue erano state ottime a partire dai valori dell’emoglobina”.
Ho consigliato di rimediare. La depressione poteva influire pesantemente sulla tecnica della dissociazione visiva/ cenestesica. Facilmente non avrebbe più funzionato, quindi, dovevo inventare un nuovo sistema per lenire i dolori cronici.
Ha risposto che sarebbe stato meglio se avesse falsificato i dati. Comunque, avrebbe sostenuto un esame di coscienza per decidere se dare da bere alla sua mamma la mia bugia (non sono certo che lo sia). La balla è la seguente: ”Il professor Elia Tropeano ha interpellato il fratello, spe******ta in medicina interna e dermatologia, il quale ha affermato che i markes sono indicativi solo per i soggetti sottoposti a chemioterapia”.
Commento
Comunico con una paziente di ottantacinque anni, affetta da tumore a uno stadio avanzatissimo la cui prognosi è la morte accertata. Il figlio, a causa dell’etica morale, non è in grado di mentire alla mamma pur sapendo che le parole hanno, su di lei, un potente impatto emotivo, psicologico e fisico.
Nel pieno rispetto dei valori culturali, etici e umani di ogni persona, si sarebbe potuto spiegare alla degente che c’era una notizia buona e una cattiva. La buona era che le analisi del sangue erano state ottime; la brutta, che i markes tumorali da 1,2 erano passati a 1,8. Oppure da 0,12 a 0,18. Ancora meglio se da 0,0012 fossero passati a 0,0018. Insomma sono solo numeri, conta solo il modo di esprimerli in decimali.
Il discorso è diverso per i soggetti diabetici, per le persone affette da colesterolemia ecc. sarebbe meglio usare le migliaia. Ad esempio: “Hai il colesterolo a 5000!”. Oppure: “ La glicemia ti è arrivata a 2400, allora datti una calmata!”.
Sms delle ore 9.40 del 28 settembre 2008. " Ieri sera nessun dolore; assenza di sangue da tre giorni. Grazie a te e grazie a Dio!".
Elia Tropeano
eliatropeano@yahoo.it