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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Cronistoria di un tumore in fase avanzata
MessaggioInviato: gio set 04, 2008 11:10 am 
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Iscritto il: gio nov 01, 2007 5:18 pm
Messaggi: 162
Cronistoria di un tumore in fase avanzata (aggiornamento al 04.08.08)

Circa quindici giorni fa mi recai nel Lazio per intervenire con le mie tecniche di neuro- programmazione digitale su un tumore al retto, emorragico, con semiocclusione intestinale ed inoperabile. Data l’età avanzata della paziente, era stato sconsigliato un trattamento chemioterapico.
Non potevo garantire alcun successo, essenzialmente perché non utilizzavo simili metodiche da tempo. Tuttavia, successivamente al mio intervento, l’emorragia si arrestò per due giorni, ma poi riprese più forte che prima, tanto che il figlio della signora dovette accompagnarla all’ospedale. Stando alla ricostruzione del figlio, la signora fu trattata, a livello umano, in modo pessimo tanto da firmare e portarsela a casa. Fortunatamente, grazie all’uso di antiemorragici il flusso di sangue si arrestò.
Appena venni a conoscenza degli sviluppi del caso, il primo pensiero fu quello che le mie tecniche non funzionavano. Anzi, forse, apparivano peggiorative. In ogni modo decidemmo di fare un ulteriore tentativo, ma questa volta per telefono (dovevo dare istruzioni circa l’alleviamento del dolore addominale). Alle ore 14.00, ricevetti la chiamata, cioè nel periodo della giornata ove il dolore si faceva più acuto. Dissi al figlio della signora che ero pronto, ma doveva far sedere la mamma su un posto comodo. La signora si sedette sul letto con i piedi poggiati sul pavimento.
Allora, al posto di insegnare lei la terapia del dolore provai a chiederle se ricordasse qualche esperienza traumatica che poteva essere collegata alla patologia. Le venne in mente un ricordo doloroso. Le dissi di allontanare l’immagine di quel ricordo sempre di più fino a farlo diventare un puntino nello spazio e sostituire il vecchio ricordo con una rappresentazione piacevole del suo aspetto. Appena dopo scomparve il dolore, quindi la ringraziai per la collaborazione e la salutai.
La mattina successiva il figlio mi fece sapere che il benessere era durato dieci minuti e poi il dolore era ripreso più forte di prima. Pensai subito che ci fosse qualcosa che non andava, come se la paziente rispondesse con un effetto contrario.
Tuttavia mi chiese cosa poteva fare quando sarebbe giunta l’ora in cui il dolore assumeva il picco massimo e se era il caso di parlare nuovamente a telefono con la madre.
Voi cosa avreste risposto? Una bella domanda, vero?
Non mi persi d’animo e gli dissi: “Quando il dolore raggiunge l’acme, la devi far sedere sul letto e nella stessa posizione di ieri". Se il dolore non scompare entro trenta secondi, devi farle ricordare il suono della mia voce mentre ero telefono. Se anche questa volta il dolore non dovesse fare la sua scomparsa, allora fammi chiamare per telefono.
Erano passati poco più di cinque minuti dalle ore 14.00, ma non ricevetti alcuna chiamata, attesi ancora, ma niente. Passò qualche ora ma nulla.
Cosa pensare: un altro fallimento o un piccolo miglioramento?
No avevo il coraggio di chiamare, temevo che le cose si fossero messe ancora male.
Il giorno dopo mi arrivò la telefonata, avevo già preparato il discorso per scusarmi, ma con sorpresa il figlio mi comunicò che la cosa aveva funzionato, aveva fatto quanto da me consigliato e il dolore si era indebolito a tal punto da non arrecarle fastidio. Aveva provato a far sedere la mamma sul letto anche di sera, il dolore si era indebolito e lei si era addormentata.
Gli chiesi se aveva capito per quale motivo avevo consigliato di far sedere la mamma nella stessa posizione di quel giorno che ci sentimmo per telefono. Rispose di sì, cioè per associazione.
Dissi che la sua interpretazione era giusta, ma aggiunsi che se avessi detto: “Cervello mettiti a lavorare! Il cervello non avrebbe compreso, in quanto non comprende il linguaggio verbale, ma quello gestuale".
Credo di aver fatto del mio meglio e sento di essere a posto con la coscienza. Spero solo che qualcuno lassù ci dia una mano.
Vorrei si desse maggior rialto e sviluppo alla PNL e salute.
Elia


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 Oggetto del messaggio: correzione aggiornamento
MessaggioInviato: gio set 04, 2008 12:35 pm 
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Iscritto il: gio nov 01, 2007 5:18 pm
Messaggi: 162
Mi correggo, l'aggiornamento è riferito al 4 settembre 2008.
Elia


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 Oggetto del messaggio: Nuovo aggiornamento
MessaggioInviato: gio set 04, 2008 4:01 pm 
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Iscritto il: gio nov 01, 2007 5:18 pm
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Oggi 4 settembre, ore 15 e 12 minuti, ho ricevuto la telefonata del figlio della mia cara e affettuosa anziana paziente. Subito mi ha passato la madre, cioè la sofferente, perché accusava nuovamente dolori nella parte bassa dell’addome. Le ho spiegato che avevamo trattato l’esperienza dolorosa, quella che pensavamo collegata alla patologia, in modo poco professionale, cioè veloce e superficiale, quindi dovevamo correggerla nuovamente e con maggiore precisione. Pretendevo che la ricordasse al contrario, cioè dalla fine all’inizio. Ad esperimento eseguito, dolore crollato. Poi ho chiesto di immaginare lei stessa, in piedi mentre conversava con me a telefono e di allontanare l’immagine. Istantaneamente il dolore è scomparso del tutto. Non contento le ho chiesto di immaginarsi dall’alto e vedersi ancora a telefono conversare con me, quindi allontanare e rimpicciolire l’immagine gradualmente e con convinzione.
Il dolore non si è fatto sentire, allora, l’ho invitata a sedersi sul letto e verificare se comparisse il malessere. Risultato negativo. Allora abbiamo atteso qualche minuto per ulteriore verifica, risultato nuovamente negativo. A quel punto mi son fatto passare il figlio invitandolo a telefonarmi nel caso fosse comparso il dolore, ma prima di chiudere la comunicazione ho chiesto di controllare lo stato di salute della mamma: la dolenza risultava ancora assente.
Alle ore 15 e 50 ho chiamato il figlio perché avevo dimenticato di riferire qualcosa di importante, ma il cell. Era spento.
Ora 16.10, mi chiama l’interessato comunicando che la metodica era riuscita e che la madre dormiva serenamente senza aver accusato alcun disturbo. Ha aggiunto inoltre che la terapia era stata veramente istantanea. Una frase che non sentivo più dai tempi in cui collaboravo con il dott. Stefano Limontini.
Forse sono riuscito ad entrare nel sistema memoria, ma non bisogna farsi illusioni, improvvisamente la situazione potrebbe precipitare e pensare allora qualche antidolorifico. In certi casi, nemmeno la morfina riesce a lenire certe sofferenze. Occorrenza, quindi, essere preparati ad ogni evenienza.


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 Oggetto del messaggio: 5 settembre 2008
MessaggioInviato: ven set 05, 2008 4:20 pm 
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Iscritto il: gio nov 01, 2007 5:18 pm
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Oggi 5 settembre 2008, speravo di non ricevere la telefonata delle ore 14.00. Eravamo rimasti che la paziente mi avrebbe chiamato solo se avesse nuovamente accusato il disturbo. Alle ore 15, 40 non ho ricevuto alcuno squillo. Allora, mi sono recato all’ufficio postale per prelevare una raccomandata.
Non ero per nulla sereno, ma speravo che quella telefonata non mi arrivasse. Tuttavia, prima di uscire, avevo detto a mia moglie che se fosse giunta una chiamata doveva dire che sarei tornato nel giro di 30 minuti.
Sono tornato a casa alle ore 16 e 15. Ho chiesto a mia figlia se fosse squillato il telefono, mi ha risposto negativamente (ho provato un certo sollievo), non contento ho fatto la stessa domanda a mia moglie. Ahimè, ha risposto che aveva chiamato un signore. Ero certo che si trattava del figlio dell’ammalata.
Dopo aver assunto la fisiologia dell’uomo coraggioso, ho chiamato. Mi ha risposto l’interessato. Prontamente e con audacia ho preteso di ricevere aggiornamenti circa il caso clinico. Mi ha riferito che ieri sua madre non si era mai sentita così bene chissà da quanto tempo. Il benessere era durato tutta la giornata, ma alle ore 11.00 di sera aveva accusato qualche malessere, fortunatamente scomparso nel giro di pochi minuti.
Mi aveva interpellato perché dopo pranzo la mamma aveva avvertito qualche dolore, ma lei non voleva disturbarmi ed era in attesa che l’indolenzimento le passasse, come è avvenuto.
Ho risposto con tutta sincerità: “ Sembra incredibile, anche io stento a credere che si possa ricevere simili benefici in modo così rapido nonostante abbia avuto già esperienze in merito, la mia tecnologia non arriva a tanto, quindi, qualcuno lassù, forse ci sta dando un aiuto”.
Ho continuando dicendo: “Teoricamente siamo vicini all’identificazione dell’esperienza che ha causato la patologia, forse ci riusciamo, ma non bisogna farsi illusioni. La parola disturbare non esiste nel mio vocabolario, noi non siamo altro che un’equipe di tre persone: una donna volontaria, un osservatore e un ricercatore. Ho immesso in rete la nostra cronistoria, potrebbe servire a qualcuno da qualche parte. Qualcun altro potrebbe fare il tifo per noi e offrire sentitamente un suggerimento. Non possiamo arrenderci, la battaglia sarà dura, ma se dovessimo ottenere adeguati benefici sicuramente avremmo offerto una sorta di speranza a quanti adesso non ce l’hanno”.


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 Oggetto del messaggio: 06.09.08
MessaggioInviato: sab set 06, 2008 6:40 pm 
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Iscritto il: gio nov 01, 2007 5:18 pm
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06.09.08. Alle ore 11 e 36 minuti mi sono sentito con l'osservatore (il figlio della signora). Ha riferito che ieri sera la mamma (paziente volontaria) non ha accusato alcun sintomo, il massimo del beneficio, tanto da cominciare a farsi delle illusioni. Ho risposto che il lavoro non era stato eseguito alla perfezione pertanto bisognava correggere altre esperienze che potevano essere collegate alla patologia, tuttavia dove chiamarmi nel caso la sofferente avesse accusato nuovamente il problema.
Alle ore 15 e 20 ho ricevuto la telefonata. Prontamente ho preteso dall’osservatore di far tenere alla mamma la cornetta del telefono con la mano sinistra proteso verso l’orecchio destro (tecnica della confusione) e di tenere i piedi sul pavimento in modo differente dal solito, ad esempio quello destro avanti e quello sinistro dietro. Eseguite le istruzioni ho parlato con la volontaria (l’ammalata) consigliandole di rimediare l’esperienza più traumatica che ricordasse, di allontanarla e rimpicciolirla il più possibile. Ad operazione eseguita, nuovamente dolore crollato. Non contento le ho fatto eseguire le solite metodiche di dissociazione visivo/cenestesica (immaginare se stessa mentre conversava con me a telefono). Il dolore immediatamente si è estinto. La signora mi ha chiesto come facevo a fare certe cose, le ho risposto che era lei che eseguiva il lavoro, io ero solo un consulente. Mi ha passato il figlio, un po’ incredulo, ha detto: “Ma fai miracoli!”. Ho replicato: ”E’ il suo cervello che funziona bene”.
Ore 17 e 24. Ricevo la notizia che i benefici circa il trattamento sono perdurati; non solo, ma l’anziana paziente si è addormentata serenamente ed insolitamente.
Le metodiche che utilizzo sono molto potenti, ma le utilizzo al 10%, massimo al 20 e, in caso di necessità, al 30%. Le tecniche, per giunta, sono anche ecologiche e non provocano effetti collaterali, tuttavia procedo con cautela. A volte mi chiedono se con la neuro-programmazione digitale si possono risolvere problemi di peso. Rispondo che le metodiche sono estremamente potenti, allora si potrebbe commettere qualche errore e trasformare l’obesità in anoressia. Cosa c’è di ecologico circa la trasformazione, poco, tuttavia l’anoressia è un programma comportamentale da correggere. Purtroppo, ho abbandonato gli studi, faccio del mio meglio per riprenderli, ma occorre “ricominciare da tre”, da dove avevo interrotto.
Per ritornare al caso clinico, parliamo di un tumore conclamato, di una neoplasia che da un momento all’altro potrebbe divenire terminale.
Stando così le cose, faccio il possibile per non commettere errori sia nella comunicazione sia nei calcoli.
Perché non utilizzare il 60% della metodica, cioè trasferire un quarto della “struttura di riferimento” (la somma di tutte le nostre esperienze) dall’emisfero destro a quello sinistro per farlo elaborare e correggere per poi rinviarlo nell’emisfero destro, cioè nuovamente in memoria? Una sola volta ho usato una simile metodica e in pubblico (dicembre 2001). Una mia allieva aveva problemi alla tiroide, gli esami clinici erano preoccupanti, allora intervenni mediante un trasferimento interemisferico. Il suo cervello doveva identificare la causa del problema, trasferirlo nell’emisfero sinistro per elaborarlo e correggere, poi superare un test, avviato dall’emisfero destro circa l’ecologica correzione, e inviare il tutto nuovamente nell’emisfero di partenza. L’allieva, spostava la testa da testa verso sinistra e ricominciava, dopo quindici minuti si destò e riferì di aver avuto la sensazione che una parte del cervello di destra si spostasse in quello sinistro, poi dal sinistro al destro, ma la cosa era stata piacevole, ma il pubblico impaurito.
Sono passati sette anni, ma di problemi di tiroide non si è fatto più accenno.
Elia Tropeano
P.S. Il mio nuovo indirizzo di posta elettronica è eliatropeano@yahoo.it


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MessaggioInviato: sab set 06, 2008 9:41 pm 
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Aggiornamento del 6 settembre 2008 ore 21 e 12 minuti

Ho ricevuto poco fa la notizia che la metodica è riuscita nuovamente. La paziente non ha accusato alcun problema, nemmeno dopo il pasto serale. Ho replicato che ero fiducioso e sempre ben disponibile.
Tecnicamente avevo scoperto che le submodalità visive critiche della donna erano la distanza e la dimensione delle immagini prodotte internamente. Tuttavia la distanza e la dimensione sono strettamente collegate, nel senso che se aumenta una, automaticamente, diminuisce l’altra. Praticamente e come se avessi una sola variabile da utilizzare. Detto ciò, ogni volta che consiglio alla paziente di allontanare o rimpicciolire un’immagine il risultato è sempre positivo.
Ad ogni modo, necessito di conoscere una terza submodlità critica, giusto per non trovarmi in disarmo nel caso le submodalità menzionanti non dovessero più funzionare. Attualmente è come se lavorassi con una sola submodalità: la distanza (la dimensione è solo un sotto prodotto, una submodalità nella submodalità visiva).
Ma l’ingegno umano non conosce limiti, chiederò, quindi, all’osservatore (il figlio della paziente), di scovare una nuova variabile analogica. Potrebbe essere: la luminosità, il colore, la messa a fuoco, il movimento ecc. della rappresentazione. Le submodalità critiche sono quelle variabili che provocano sconvolgimenti istantanei nell’esperienza soggettiva della persona.
Come identificarle? Basta ascoltare l’interlocutrice. Se essa dovesse dire, ad esempio: “Il tuo punto di vista mi appare buio”, la sub modalità critica è la luminosità. Se dovesse pronunciare: ” Il mio futuro non sembra roseo”, allora la variabile è il colore…
Operare con più submodalità analogiche critiche è sempre meglio di lavorare con una.
Purtroppo non posso permettermi di far parlare la paziente dei problemi solo ai fini di identificare più variabili analogiche critiche. Le metodiche devono essere istantanee, potrei perdere il rapporto di fiducia, comunque collegato ad un filo abbastanza sottile.


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MessaggioInviato: lun set 08, 2008 9:29 am 
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08.09.08. I miglioramenti sono perdurati anche tutta la giornata di ieri. Alle ore 21 e 44 minuti mi è arrivato un messaggio dall'osservatore il quale confermava che tutto andava ok.
La signora, da circa un mese, accusava dolori acuti e persistenti e ciò le impediva di riposare. Da tre giorni si sente bene, le dolenze raramente sono avvertibili e riesce a dormire con serenità.

Il caso che sto esponendo dimotra una cosa che ho sempre ripetuto: " Ogni volta che si usano le tecniche di PNL digitale si ottengono sempre dei miglioramenti, tuttavia a volte possono essere abbstanza tenui (forse perchè gli esercizi non sono stati eseguiti con una certa serietà)".


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MessaggioInviato: lun set 08, 2008 3:23 pm 
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Oggi pomeriggio, ore 15 e 14 minuti, sempre 08.09.08, ho ricevuto nuovamente la chiamata dall'osservatore. Ha comunicato che questa volta il dolore era debole. Ho esposto, allora, la mia riflessione: " Forse il dolore non dipende dal tumore, potrebbe essere solo il postumo di una contrazione muscolare che si attiva in certi momenti della giornata, come ricordo della sofferenza subita in riferimento la malattia". L'interlocutore ha risposto che era certo che il dolore dipendesse dalla patologia. Ho così replicato: "Adesso provo ad eseguire, su tua madre, una tecnica di rilassamento muscolare partendo dai piedi, salire via via fino ai muscoli del collo, per terminare con la muscolatura della nuca. Se il dolore non dovesse dileguarsi, procederò nuovamente con la dissociazione visivo/cenestesica".
A tecnica di rilassamento eseguita: dolore sparito. Ho chiesto al figlio di far assumere alla mamma le posizioni più faticose e verificare se la nuova metodica fosse riuscita e lui ha risposto che tutto procedeva bene. Ho aggiunto, poi, che se il sollievo non fosse perdurato doveva farsi sentire nuovamente. Sono le ore 16 e 24 e non ho ancora ricevuto alcuna telefonata.


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MessaggioInviato: mar set 09, 2008 9:43 am 
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Ieri, 08.09.08, alle ore 22 e 39 ho ricevuto il seguente messaggio: "anche stasera tutto ok. Lieve dolore dopo pasto, passato dopo poco tempo. Grazie".

Chi volesse ricevere ulteriori aggiornamenti, il mio nuovo indirizzo di posta elettronica è eliatropeano@yahoo.it


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MessaggioInviato: mar set 09, 2008 9:51 am 
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Iscritto il: gio nov 01, 2007 5:18 pm
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Il caso clinico è riportato su

http://www.nienteansia.it/news-utenti/v ... p?idart=71


Elia


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