Una notizia assurda:
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77704
In pratica un detenuto, in carcere per mafia, è stato stuprato da alcuni affiliati del suo stesso clan che lo consideravano omosessuale perché passava le giornate scrivendo versi.
La cosa tragica e ridicola di questo atto barbaro e bestiale sta oltretutto non solo nell'atto stesso, ma anche nel contorto e contradittorio sragionamento dei violentatori, che per "punire" l'omosessualità compiono loro stessi una violenza "omosessuale".
La notizia la dice lunga sulle problematiche psicologiche dei detenuti, che spesso rimanendo a vegetare senza un preciso obiettivo programmatico della loro esistenza, si ritrovano a coltivare il seme della follia e dell'ulteriore degrado esistenziale. La soluzione sarebbe sicuramente il lavoro (una cosa che sicuramente terrebbe le menti occupate di questi personaggi) e che oltretutto provvederebbe a mantenere la loro stessa detenzione (che costa parecchi soldini alla comunità). Il lavoro forzato era sicuramente più ecologico del bighellonare in gabbia tutto il giorno, oggi potrebbe anche essere in parte pagato e costituirebbe sicuramente uno stimolo ai detenuti, un filtro a pensieri insani che altrimenti inizierebbero a ingenerarsi in loro a causa dell'inattività, e soprattutto indennizzerebbe la socità della spesa enorme che tutti i giorni un oceano di detenuti incide sui costi di un paese. Lavoro che affiancato a dei buoni corsi di riprogrammazione e di coaching piennellistici potrebbe dare ottimi risultati. Perchè il delinquente, spesso non è altri che una persona disadattata che si è ritrovata programmata a delinquere, a causa di una cattiva situazione ambientale e famigliare e ai deleteri messaggi di una società che specula sui vizi e sulle debolezze dell'essere umano.
C'è da rifletterci su.