|
L'inviato ONU scelto per trattare in Birmania è la dimostrazione lampante dell'inettitudine comunicazionale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.
L'abile Ibrahim Gambari, persona di sicuro alto profilo e di alta capacità di negoziazione è a causa dei pregiudizi dei popoli dell'estremo oriente sicuramente ahimè persona più inadatta a negoziare con la dittatura spocchiosa e carnefice della Myanmar.
Le popolazioni dell'estremo oriente, che non disdegnano il mescolazionismo, non accettano l'uomo di colore. A suffragare questo dato esistono diverse statistiche, a partire da quelle sulle coppie interazziali, dove Le donne e gli uomini dell'Asia figurano statisticamente aperti alle coppie miste, tranne che quelle di colore. Mandare un negoziatore di colore significa dunque non solo ignoranza dei pregiudizi locali ed incapacità a trattare nella maniera più ottimale una situazione drammatica, ma soprattutto arroganza e superficialità da parte di una organizzazione internazionale che ben dovrebbe valutare ogni singolo aspetto delle vicende che dovrebbe risolvere.
Portare l'illustre Ibrahim Gambari a negoziare con i bifolchi del Myanmar sarà come aver mandato ai loro occhi un indigeno non certo degno di attenzione, e si otterrà niente meno che il risultato contrario. Tutto questo quando sappiamo benissimo che la forza delle dittature è esattamente la debolezza delle nostre democrazie occidentali, che pur sotto l'evidenza di fatti indicibili e di stragi perpetrate credono e sperano di risolvere i problemi con il dialogo, e intanto la gente muore.
|